Proviamo a vedere con gli occhi del palestinese medio la visita del Papa in Terrasanta

SDC11982.JPGPREMESSA: questo articolo e’ apparso, come di solito, sul sito di Piceno News (http://www.provincia.ap.it/novita/newsdett/newsdett.asp?codnew=6928), ma con alcuni “allegerimenti” redazionali che non condivido. Qui ripropongo la versione integrale, se arriveranno querele, magari sara’ la buona occasione per far conoscere meglio agli italiani l’INFORMAZIONE CRIMINALE a cui ci hanno assuefatto. Le coscienze vive devono urlare senza educazione la propria rabbia sana dinanzi a chi si dice giornalista ma in realta’ e’ un povero impiegato di regime che fa propaganda per il proprio padrone.

“Proviamo a vedere con gli occhi del palestinese medio la visita del Papa in Terrasanta.

Quell’uomo vestito di bianco che chiamano Papa rappresenta i cattolici, la setta più numerosa del cristianesimo. Rappresenta anche uno stato, il Vaticano. Quell’uomo deve essere molto potente, come altri che vengono in visita qui in Terrasanta. Come tutti, anche lui avrà due maschere da indossare. In Israele dirà che l’Olocausto è una tragedia unica e che Israele ha il diritto di difendersi dal terrorismo palestinese e dalle minacce degli stati arabi circostanti. Nei territori palestinesi occupati dirà che i palestinesi hanno il diritto ad uno stato che viva in pace con i vicini, e poi giù con un lungo elenco di condizioni del tipo: ‘rinuncia alla violenza ed ad ogni forma di resistenza’, ‘riconoscimento di questo e quello’, ‘dichiarazioni ufficiali d’intenti’, ‘collaborazione con Israele nella repressione dei terroristi’ ecc.

Il palestinese medio di Betlemme sarà anche frustrato per altri motivi: tutte quelle bandiere del Papa con Abu Mazen, presidente dello Stato palestinese, appese ovunque. Strano essere presidenti di uno stato che non esiste, per di più sotto occupazione militare da 41 anni. Direbbe piuttosto, sarcastico: Abu Mazen, prigioniero incaricato di rappresentare i prigionieri (i palestinesi chiusi nei vari ghetti in Cisgiordania) dinanzi ai carcerieri israeliani. Strano no?

Ancora, e che rabbia: puliscono e abbelliscono la città solo per qualche giorno, per le visite ufficiali, poi tutto torna come prima, abbandono, sporcizia, caos. E tutti i gendarmi armati palestinesi (come se non fossero già abbastanza i soldati israeliani!!), le jeep militari, le strade bloccate, tutti questi pellegrini (i venditori di felafel, di kufiyya e ricordini vari saranno felici invece di fare affari) che dopo una visita fugace se ne torneranno nelle loro sicure case d’occidente senza la minima idea di cosa significhi per noi palestinesi (soprav)vivere in regime d’apartheid. Per loro Terrasanta, per noi da quattro generazioni terra maledetta.

Ora rimetto le mie lenti da partigiano della causa palestinese. Sono andato al campo profughi di Aida con l‘intenzione di contestare il discorso del Papa, che mi aspettavo generico, pieno della solita retorica, elusivo dei problemi che realemente affliggono i palestinesi: l’occupazione, la colonizzazione, l’apartheid israeliana. Dopo la dabka (danza palestiense tradizionale), le poesie di Mahmud Darwish, l’atmosfera vivace del campo profughi, ho deciso di tenere i cartelli avvolti. Quell’uomo reazionario ha in fondo scelto di tenere il suo discorso in un campo profughi, l’Aida, simbolo del diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Il campo è attaccato al Muro dell’aparthied: i profughi del campo avevano allestito un palco per il discorso del Papa, proprio a ridosso del Muro, ma agli israeliani non piaceva che le immagini del Muro andassero in mondo visione.

6928c.jpgMentre torno a casa, tra le strade deserte e piene di gendarmi, incontro la troupe di Claudio Pagliara (inviato in Medio oriente per il TG1) mentre prepara il servizio sulla visita del Papa. Quell’uomo, durante l’attacco israeliano a Gaza, è stato responsabile di una informazione criminale, presentando il massacro di oltre 1400 palestinesi e il ferimento di oltre 5000, come guerra di un esercito che si difende da un gruppo di terroristi. Gli dico “vergognati”, e gli è andata anche di lusso (mi ero ripromesso di sputargli non appena l’avessi incontrato).

Il Papa se ne va, con la sua scia di cardinali, cravattari, gendarmi e sirene, finti giornalisti e accompagnatori vari. Si spengono i riflettori sulle parole vuote, i rituali di sempre, le finte strette di mano. Qui rimane tutto come prima, il Muro, l’occupazione, l’apartheid. Avanti il prossimo, il circo Palestina vi accoglierà con un altro applauso.”

Proviamo a vedere con gli occhi del palestinese medio la visita del Papa in Terrasantaultima modifica: 2009-05-15T16:15:53+02:00da handala83
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