41° Natale sotto occupazione

Dopo una giornata trascorsa a Gerusalemme, città simbolo dei tre monoteismi (il Muro del Pianto per gli ebrei, la Spianata delle Moschee per i musulmani e il Santo Sepolcro per i cristiani), decido di andare a Betlemme, dove si preparano le celebrazioni natalizie dei cristiani Quasi un’ora per percorrere meno di 10 chilometri, ovvero la distanza che separa Gerusalemme da Betlemme: prima di entrare nei territori palestinesi infatti, c’è un posto di blocco dell’esercito israeliano, a metà strada circa tra le due città. Bisogna perciò scendere dall’autobus, superare il controllo e passare dall’altra parte del Muro di Separazione che Israele sta costruendo dal 2002, e da lì prendere un taxi per Betlemme. Una folla chiassosa di tassisti ti fa capire che sei entrato nei territori palestinesi. “Quest’anno ci sono pochi pellegrini, non come gli anni scorsi, forse la crisi, forse la situazione che peggiora di anno in anno, non so, ma qui non si fanno soldi”, si lamenta il tassista che mi conduce a Betlemme, “una volta i turisti si fermavano a dormire, a fare un giro per il mercato della città vecchia, ora invece scendono davanti alla Chiesa della Natività, visitano e ripartono subito”.
E’ già notte quando arrivo, fa freddo, pioviggina e tira un forte vento. Il piazzale davanti alla Chiesa della Natività è pieno di giornalisti, credenti in coda davanti alle transenne, venditori ambulanti. La piazza è piuttosto disadorna, qualche luce, alcuni festoni, un grande albero di Natale. Mancano la spensieratezza e la serenità sui volti della gente, segno che le festività non cancellano le ferite dell’occupazione israeliana. Siamo a Betlemme, nella cosiddetta “Area A” (quelle zone della Cisgiordania dove l’amministrazione e la sicurezza sono state affidate all’Autorità Palestinese in seguito agli Accordi di Oslo e non vengono direttamente controllate dall’esercito israeliano): gli uomini armati che sorvegliano la piazza non sono militari israeliani, ma la polizia palestinese (in tuta blu) e la Guardia Presidenziale di Abu Mazen (in mimetica e mitra in mano), capo dell’Autorità palestinese, che stasera attenderà alla messa natalizia. Uno degli effetti perversi (quasi comico direi) dei cosiddetti accordi di pace è stato la formazione di una polizia e un’Autorità palestinese, ma senza che questi abbiano uno stato su cui esercitare effettivamente il potere sovrano e di pubblica sicurezza. Il sistema di privilegi, clientelismi e corruzione innescato da questo sistema ha creato forti tensioni all’interno della società palestinese, tra chi ne fruisce e chi ne è escluso.
Non ho il biglietto per entrare alla Natività: fa niente, troppa calca. Poi però arriva un colpo di fortuna (uno scaltro giornalista palestinese conosciuto qualche giorno prima), un po’ di astuzia, qualche sotterfugio e ci si intrufola dentro. La messa viene celebrata in diverse lingue, parole semplici e incisive: “costruite innanzitutto la pace in voi stessi, nelle vostre famiglie, prima di portarla nel resto del mondo”. Della messa di Natale, nell’angusta grotta dove tradizione vuole sia nato Gesù, porto il ricordo degli incensieri appesi al soffitto, delle pietre consunte, dell’aria irrespirabile, dei credenti infervorati e di quelli annoiati; della molta gente che è arrivata qui per la celebrazione religiosa e che ripartirà senza essersi resa conto della tragedia che sta vivendo questa terra, dell’occupazione militare che dura ormai da oltre quaranta anni. Da oltre quaranta Natali.

41° Natale sotto occupazioneultima modifica: 2009-01-05T12:02:37+01:00da handala83
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