sulle tracce di Deir Yassin

Uscito dallo Yad Vashem (il museo sull’Olocausto), dopo più di tre ore strazianti di follie naziste, sulla collina opposta alla mia intravedo i palazzoni-caserma della periferia di Gerusalemme: bianchi, squadrati, minacciosi, sembrano spuntare come funghi. Quella zona si chiama “Kfar Shaul”, leggo dalla guida. “Kfar Shaul”, ovvero il sito della vecchia città araba Deir Yassin. “Ci sono, finalmente”. Mi viene da pensare: “prima l’olocausto degli ebrei, ora quello degli arabi, per pareggiare”. Nonostante camminare per la desolata (è il giorno dello Shabbat, la festività ebraica) periferia di Gerusalemme non mi entusiasma molto, decido comunque di mettermi in cammino per cercare cosa resta del vecchio villaggio arabo Deir Yassin, distrutto dopo la guerra arabo-israeliana del 1948. La guerra del 1948 è un evento decisivo nella storia del conflitto israelo palestinese: per gli israeliani ha significato l’edificazione dello Stato d’Israele e viene ricordata come la Guerra di Indipendenza, mentre per i palestinesi ha significato la distruzione, la cancellazione, e la dispersione di un popolo, e viene ricordata come la Catastrofe.

Deir Yassin, ebbene?

Deir Yassin è la connessione logica. La chiusura del cerchio. Uscendo dal Museo dell’Olocausto si indovina la connessione tra la persecuzione nazista e la costituzione dello Stato d’Israele, finalmente il rifugio del popolo ebraico. Ma manca un pezzo. Un pezzo di storia attaccato necessariamente a questo. La costituzione dello Stato di Israele ha avuto un prezzo: la trasformazione di oltre 700000 palestinesi in rifugiati, lo sradicamento del popolo palestinese, la sostituzione di un popolo con un altro.

Deir Yassin è un pezzo di memoria che deve essere preservato. Deir Yassin era un villaggio palestinese di 750 abitanti, che il 9 aprile del 1948 venne attaccato dalle milizie estremiste ebraiche Irgun, guidate dal futuro primo ministro israeliano Menahem Begin, e Banda Stern. Secondo la risoluzione dell’ONU sulla partizione della Palestina, il villaggio si trovava nell’area di Gerusalemme, da porsi sotto tutela internazionale. Il villaggio aveva anche stipulato un patto di non aggressione col vicino insediamento ebraico. Non bastò. I miliziani massacrarono oltre 100 persone, e l’episodio scatenò tra la popolazione un’ondata di panico che contribuì all’esodo della popolazione arabo-palestinese, e rimase un evento tragicamente simbolico nell’identità nazionale palestinese, l’emblema della Nakba, la Catastrofe.

Ora di Deir Yassin è rimasto poco. Un clinica psichiatrica israeliana ne racchiude gli ultimi resti. Penso che le pietre delle antiche case vengono riutilizzate per abbellire il grazioso giardino della clinica. Chiedo se quelle pietre erano la vecchia Deir Yassin. Un  impiegato della clinica fa segno di si con la testa, sospettoso, e mi impedisce di entrare. “puoi fare il giro comunque, qualcosa si vede”. Mi defilo, faccio il giro, scatto qualche foto.

Di questo olocausto è rimasto poco. Tra un pò non ci sarà più niente a testimoniare, a ricordare. Neanche una targa segnala il luogo della strage. I bambimi israeliani giocano lì intorno. Quella terra ora è loro, per quella terra i loro nonni, i loro padri hanno combattuto.

Sono di troppo, si capisce per quale ragione sono lì, è meglio che vada. Sento come una stretta al cuore.

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sulle tracce di Deir Yassinultima modifica: 2008-06-18T12:03:00+02:00da handala83
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5 pensieri su “sulle tracce di Deir Yassin

  1. E bravo al Quaia, bell’articolo e bel blog. Fammi sapere quando lo aggiorni ma su questo indirizzo mail, non sull’altro perchè non lo uso quasi più. A presto.
    P. S.
    La cosa più bella del blog è il commento di Carla al tuo primo intervento.

  2. Ciao Enrico!

    Converti ‘sti mussulmani al verbo del vino col prosciutto!!!

    Scherzi a parte l’articolo che hai scritto e’ bello e sentito.
    Se ti posso dare un consiglio metti sul blog foto piu’ grandi (che spesso valgono piu’ di tante parole…)

    Buon proseguimento

    Saluti dall’Abruzzo!

  3. Tra quelle pietre i fantasmi dei cento palestinesi massacrati dal cosiddetto diritto all’esistenza, o dalla ferocia degli aggressori. Avranno fatto la loro patria ma non se la stanno godendo per la paura e per il rimorso evidente o soffocato dalla violenza.
    Bello il tuo articolo.

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