Al check point di Kalandia

Avvertenza: avrei voluto finalmente parlare di Hebron (ho inserito delle foto ma se non le commento sono quasi incomprensibili), il simbolo del conflitto israelo-palestinese, ma non riesco a trattenere quest`angoscia e ho deciso di cercare di raccontarvela. Hebron sara` la prossima puntata. Mi rendo anche conto che molte delle cose che scrivo possono risultare poco chiare a chi non ha un minimo di conoscenza della storia o della situazione attuale del conflitto (era lo stesso per me prima di venire qui). Per questo invito chiunque a fare domande domande domande; per quello che posso cerchero` di chiarire…

 Nei scorsi giorni di pasque ebraiche e pasque ortodosse, con la Citta` Vecchia invasa e traboccante di fedeli e pellegrini da tutto il mondo, vagabondare per le viuzze e i mercati della Citta` Vecchia (una delle mie principali occupazioni e divertimenti qui in Terra Santa) mi risultava assai fastidioso. Sicuramente meno piacevole del solito. Quindi presi il bus 18 alla stazione araba di Gerusalemme Est e andai a visitare la sede dell`organizzazione palestinese “Stop the Wall”, che fa opera di coscientizzazione in Palestina ed all`estero sui problemi connessi alla costruzione del Muro di separazione in Cisgiordania. Quindi mi diressi nei dintorni di Al-Bireh, vicino Ramallah, per una breve discussione con Jamal, il responsabile dell`organizzazione.

Al ritorno dalla visita, il solito check point per rientrare in Israele dalla Cisgiordania. Per i palestinesi provenienti dalla Cisgiordania, il check point di Kalandia e` uno dei piu` affollati rispetto agli altri tre. In tutto i check points di accesso a Gerusalemme sono 12: 4 per i palestinesi, 2 per il passaggio dei beni, e ben 6 per il collegamento degli israeliani e dei coloni. i palestinesi che vogliono accedere in Israele devono ottenere un permesso speciale per poter passare il check point: servono motivazioni importanti (lavoro, scuola, famiglia, salute…), vale molto il caso e la fortuna, non ci sono regole fisse, molto e` rimesso all`arbitrio degli israeliani. E puoi ritrovarti il permesso revocato da un giorno all`altro, senza particolari doveri di spiegazione, basta il solito “per motivi di sicurezza”. Tanto e` difficile ottenere il permesso quanto facile revocarlo o sospenderlo. Passato il check point si e` aldila` del Muro (intendo “in Israele” – in realta` gran parte del Muro e` costruito all`interno della Cisgiordania quindi non e` corretto dire che si e` subito in Israele – il linguaggio e` fondamentale).

Il check point di Kalandia si trova a meta` strada tra Gerusalemme e Ramallah (che funge da “capitale” dell`Autorita` Palestinese in Cisgiordania). Il taxi collettivo mi lascia all`ingresso del check point: 5 shekel vale la tratta (circa 1 euro). Al check point c`e` la fila. Sale l`angoscia a forza di vedere tutte quelle sbarre. Realizzo che il colore dominante e` il grigio; forse e` da questo colore che emerge l`angoscia.

Grigio e` il Muro di separazione che taglia e spezzetta la Cisgiordania. Te lo ritrovi di fronte inesorabile a stroncarti la vista, l`orizzonte. Il grigio invasivo e i rettangoli di cemento allineati l`uno accanto all`altro senza finire mai…quei disegni e quelle scritte sono l`unica via di uscita alla disperazione. Quando il Muro verra` terminato, cio` che rimarra` della Cisgiordania saranno dei “bantustan” (cantoni), dei blocchi di territorio isolati l`uno dall`altro, prigioni a cielo aperto, ghetti, come fu per il Sud Africa. Per questo qualcuno lo chiama il Muro dell`Apartheid. Grigio e` il colore dell`asfalto del parcheggio li` davanti al check point. Grigie le sbarre, le recinzioni, il filo spinato. Grigie le faccie delle soldatesse, comode e arroganti sulle loro postazioni. Faccie dure; a me pare di intuire il ghigno di chi si sa padrone della sorte altrui. Loro decidono chi esce dal ghetto e chi no. Loro decidono se ci vorra` un`ora ancora di ispezioni nel caldo asfissiante. Per arrivare al controllo dei documenti si cammina in un tunnel delimitato da sbarre d`acciaio. Poi si arriva alla porta girevole: quattro persone ogni 3-5 minuti, se tutto va liscio e non ci sono rallentamenti o inghippi. Ad un certo punto la sbarra si blocca, il contraccolpo ti spinge un po` all`indietro e allora capisci che passerai al prossimo turno. E` normale che si formi la coda. Controllo borse, controllo documenti. Tra chi controlla e chi viene controllato non c`e` contatto fisico: tutto avviene nel completo distacco e nella totale separazione. Le soldatesse sono protette da uno spesso vetro. Le loro istruzioni vengono restituite dagli altoparlanti in modo glaciale, con voce metallica. Anche queste voci sono grigie: senza possibilita` d`appello. Se sai l`ebraico e` meglio, capisci subito. E` meno frequente che un ebreo sappia l`arabo.

Le mamme pazienti tengono in braccio i loro piccoli, alcuni piangono e si lamentano. Come spiegare loro quelle sbarre, quell`attesa inutile, quel senso di impotenza che leggono nelle faccie dei loro genitori? Ben presto capiranno che la differenza tra chi sta aldiqua delle sbarre e chi invece aldila`, e` la stessa tra chi sta aldiqua del Muro e chi sta aldila`. Aria, manca l`aria. Si e` invasi da un senso di oppressione e impotenza. La sensazione di essere in trappola, indifesi, osservati, umiliati. Non riesco a immaginare neanche lontanamente cosa possa significare passare due volte al giorno per questo check point. Due volte al giorno sono decine di volte alla settimana, centinaia di volte…c`e` da uscire pazzi solo a pensarci. Ti vien voglia di prendere a calci quelle sbarre, urlare, sfogarti…devi trattenerti, ti ritrovi teso, con i pugni chiusi e i denti serrati per la rabbia, ma devi trattenerti. Passato il controllo c`e` un altro corridoio, altre sbarre. Aria, c`e` bisogno d`aria. Infine si esce dal check point, alla luce, all`aria aperta. Via dal grigio. Aldila` di quel maledetto Muro.

Benvenuti in Israele.

(Mi viene in mente che al check point di collegamento tra Gerusalemme e Betlemme -e il sud della Cisgiordania – c`e` una scritta: “che la pace sia con te”. Sarcasmo terribile, insostenibile.  Se penso a tutto il carico di dolore e oppressione che c`e` dietro al sistema dei controlli e dei check point, del Muro, delle strade inaccessibili ai palestinesi, dei posti di blocco, di… In questo paese c`e` da uscirne pazzi: andatevene tutti al diavolo)

 

Al check point di Kalandiaultima modifica: 2008-05-06T10:43:29+02:00da handala83
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