RIFLESSIONI CRITICHE SULLA GUERRA A GAZA. Due amici, due punti di vista, un bel dibattito.

ROCCO (1) Posso? Posso interrompere per un momento…

“Posso? Posso interrompere per un momento questo coretto in cui sembra che tutta la ragione stia da una parte e tutto il torto dall’altra? in cui si da per scontato che la propria visione dei fatti sia l’oggettiva verita’ (come se non sapessimo da tempo che non esistono i fatti ma solo le interpretazioni) e chiunque non condivida quella visione e’ correo e non degno di dormire sonni tranquilli? in cui c’e’ gente che scrive “mi e’ venuto il dubbio che qualcuno abbia spento i forni troppo presto” e il padrone di casa (tu enrico) non si sente non dico di cancellare dalla faccia della terra quel commento ma nemmeno di commentarlo?
Abbiamo vissuto insieme tre mesi, proprio in quella terra bellissima e martoriata,  credo di poterti definire un mio amico e provo sincera stima per la tua intelligenza e la tua passione, leggo con attenzione le tue note pero’ oggi voglio intervenire. Mi piacerebbe criticare non il merito (di chi sia la colpa, chi sia piu cattivo di chi) ma il tono, l’approccio.

L’approccio di chi, guidato senza dubbio da un ammirevole passione per la giustizia e compassione per i piu deboli, si lascia trascinare in una logica di guerra, di insulti, di cieco fanatismo in cui chi non condivide viene tacciato di connivenza criminale e in cui si lasciano passare enormita’ come quella sui forni. Un atteggiamento che in ore tragiche come queste comprendo da parte di israeliani e palestinesi ma in cui credo che noi, che di quel conflitto non siamo parte, che non vi abbiamo perso case o fratelli, dovremmo evitare. Non capisco perche’ spargere benzina su un fuoco che ha gia’ fatto tante vittime e tante altre ne fara’, anche senza il nostro aiuto.”

ENRICO (2) Caro Rocco, per l’amicizia che mi lega…

Caro Rocco, per l’amicizia che mi lega a te sento di dover chiarire delle cose. Non ho avuto modo fino a stamattina di leggere tutti i commenti che sono seguiti alla mia nota di ieri,indignata dopo aver appreso del bombardamento di ospedali e dell’uccisione di altre decine di civili. Intanto mi sento di dire LASCIAMO FUORI L’OLOCAUSTO da quello che accade ora. La formazione dello stato di Israele non è la conseguenza diretta dell’Olocausto:questa tragedia è stata solo uno dei fattori. Non mi pare di essere mai stato equivoco,di aver mai confuso i vertici militari e politici israeliani (che ritengo criminali di guerra e contro l’umanità da processare in una corte internazionale) con i cittadini,ancor meno con gli ebrei di tutto il mondo.Anzi,ho dato spazio alla minoranza di israeliani che protestano contro i crimini del proprio governo. E non è confortante arrivare a Tel Aviv o Gerusalemme per manifestare con gli israeliani,e ritrovarsi in 50, in 100.Loro urlavano a squarcia gola al proprio governo: “fascista”, “razzista”.E non sono i soliti anarchici,qui in Israele l’esigua minoranza che contesta è in gran parte formata da intellettuali e gente consapevole. Non ho scritto io il commento sui forni,che è grave e inaccettabile,e credo tu debba chiedere scusa Francesco.

Io sono in Palestina a lavorare con una associazione formata da israeliani e palestinesi,l’ AlternativeInformationCenter (www.alternativenews.org ),che fa informazione alternativa e sostiene i movimenti di lotta nonviolenta contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Non semplifico tra buoni palestinesi e cattivi israeliani, ho gli strumenti per farmi un’interpretazione (certo non una verità,son d’accordo Rocco) per lo meno più articolata. Ma poi sulle scelte vado giù duro. E voglio assumermi la responsabilità di chiamare CRIMINALI DI GUERRA GLI ASSASSINI CHE HANNO ORCHESTRATO QUESTO MASSACRO (va bene,non entriamo nel merito), voglio mandare ancora AFFANCULO chi ha la responsabilità di fare informazione e riporta i comunicati militari (solo alJazeera è a Gaza, vi chiedete come, dove, da chi prendono le notizie gli altri giornalisti?), i politici che dalle loro comode poltroncine si permettono di dire che Israele sta combattendo una guerra di difesa, come qualche anno fa dicevano che l’Iraq andava bombardato perché era un pericolo per l’umanità. QUESTA GENTE IO LA CHIAMO COMPLICE. Ed ora come allora per l’Iraq, sotto le bombe ci finiscono bambini, donne, anziani, i civili.A me il sangue bolle subito è vero, ma non ritengo di finire in una “logica di violenza, insulti, cieco fanatismo”, Rocco, mi dispiace che pensi questo. Non sono io a massacrare la gente di Gaza. Lascio agli stessi israeliani il compito di criticare aspramente la maggior parte dei compatrioti. E credimi,te lo dico col cuore in gola,sono qui a stringere i denti e a tenermi la rabbia dentro,per cercare di mantenere il più possibile la lucidità.

ROCCO (3) Quello che voglio dire, caro Enrico…

Quello che voglio dire, caro Enrico, è che, come sai benissimo, il conflitto israelo palestinese è troppo complesso per stabilire chi è la vittima e chi il carnefice, chi si difende e chi attacca, chi ha iniziato e chi ha reagito. Ogni attacco è causato da un attacco precedente in una spirale di violenza che non ha una causa prima a meno che non si voglia risalire al “peccato originale” della nascita di Israele che però giusta o sbagliata che fosse ormai è un fatto storico incancellabile.
Non credo si possa stabilire “oggettivamente” qual è la causa. Dire che Hamas reagisce al blocco israeliano vuol dire ignorare che il blocco nasce dopo che in seguito al ritiro unilaterale di Israele i palestinesi hanno utilizzato Gaza come base per attacchi sul territorio di Israele. Dire che Israele si autodifende dopo che Hamas ha rotto la tregua vuol dire ignorare che durante la cosiddetta tregua tra blocco e raid Israele ha continuato a uccidere o causare la morte di palestinesi nella striscia. Per questo sono scettico sulla possibilità di un’informazione oggettiva, riportare un fatto (es l’attacco israeliano o il lancio di missili palestinesi) senza chiarine le cause non è oggettivo ma quelle cause hanno a loro volta delle cause e allora l’unica informazione oggettiva sarebbe scrivere ogni volta un’articolo di migliaia di pagine che parta dal passaggio del Mar Rosso da parte di Mosè. L’informazione per sua natura seleziona dei fatti, ne mette in luce alcuni piuttosto che altri, non può essere oggettiva. Quella che tu considereresti oggettiva altri la considererebbero filo palestinese e viceversa.
Ogni attore di quel dramma, si tratti di Hamas o dell’esercito israeliano, è al tempo stesso un assassino e un combattente che difende il proprio popolo. Ogni azione è al tempo stesso una reazione ad un’azione precedente e una provocazione per un’azione successiva. Ognuno si autodifende attaccando costringendo l’altro ad autodifendersi attaccando a sua volta.

Esiste, ovviamente, una sproporzione di forze che ci fa sentire più vicini ai palestinesi, la parte debole. Ma essere più forte non significa avere torto. Il fatto che Hamas uccida 10 isreliani e Israele faccia fuori 100 palestinesi significa che Israele è più forte, non che Hamas ha ragione e Israele ha torto. Non è logicamente sostenibile dire che chi uccide meno persone è un combattente per la libertà e chi ne uccide di più è un criminale di guerra. Cosi come sono convinto che non abbia senso dire che chi le uccide con l’esercito è uno stato di diritto e chi le uccide con dei razzi fatti in casa è un’organizzazione terrorista.
Per questo credo che il compito di noi che siamo fuori da quel conflitto è di rimanere lucidi, di non buttarci nella mischia gettando benzina sul fuoco. Non mi aspetto che la madre di un figlio ucciso capisca le ragioni dell’assassino (come vedi lascio le parti volutamente indefinite). Credo però sia giusto che chi non è direttamente coinvolto, fatta salva la pietà per i morti, per tutti i morti, mantenga più lucidità possibile. Può sembrare cinismo, io credo che sia pacifismo, l’unico modo di contribuire ad una soluzione.
Il lavoro che fai in Israele è commendevole, come quello che hai fatto nei campi profughi. Non voglio dire che tu non debba fare quello che fai ma che se riuscissi a farlo tenendo a mente che tu di quel conflitto sei comunque spettatore e non parte, che il tuo obbiettivo è la pace e non la sconfitta di una parte o la vendetta dell’altra per i torti subiti… bè creo che sarebbe tanti di guadagnato. So benissimo che già ti sforzi di farlo e che forse il mio scriverti è un’irritante e forse un po arrogante atto di chi non è li a vivere sul terreno la situazione. So che è facile rimanere lucidi nella propria stanza al di la dell’oceano mentre è quasi impossibile farlo in mezzo alla guerra. Se ti scrivo comunque lo faccio perché ti conosco e so che prenderai queste mie righe come un contributo ad una discussione che interessa entrambi. Se vorrai metterla sulla tua pagina face book in modo che tutti partecipino o se vorrai rispondermi privatamente o se non vorrai rispondere del tutto, questo lo lascio decidere a te.

ENRICO (4) Carissimo Rocco, voglio prima di tutto ringraziarti…

Carissimo Rocco, voglio prima di tutto ringraziarti perché ti esponi e contribuisci a questa discussione. Sai che abbiamo avuto opinioni divergenti (non contrastanti) sul conflitto, e sai che attribuisco grande valore alle tue riflessioni. Per questo mi sono più volte fermato a pensare dopo la tua prima lettera, a chiedermi quale fosse la cosa giusta da fare, quale il mio ruolo qui, quale il mio diritto di intervenire in un conflitto che in fin dei conti non mi appartiene. Grazie.

Son d’accoro che servirebbero mille pagine per risalire alle cause prime e non avrebbe molto senso fare il gioco del “chi ha cominciato prima”. Ma non serve risalire a Mosè, diamo per accettata la creazione dello Stato di Israele (con tutto quello che ha significato di catastrofico per gli oltre 700 000 palestinesi cacciati dalla loro terra). Non è possibile fare informazione oggettiva, ma è possibile farsi un’interpretazione il più possibile onesta dei fatti, ovvero il più possibile aderente alla propria scala valoriale. Poi da questo tutto consegue: premesse dell’analisi, selezione e valutazione dei fatti, conclusioni e giudizi valoriali. L’onestà infine, è cercare di comprendere le ragioni dell’altro, e questo è possibile farlo quando le si condivide. Quindi hai il dovere di riprendermi qualora mancassi a quest’obbligo, anche perché sono consapevole di condividere più a lungo ragioni ed emozioni dei palestinesi piuttosto che degli israeliani.

Io parto da qui. Israele sta occupando militarmente, da oltre 40, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Israele ha pianificato e portato avanti (tutti i governi) un processo di colonizzazione della Cisgiordania tanto che oggi ci sono oltre 400 000 coloni israeliani nei Territori palestinesi. Entrambi sappiamo questo, così come sappiamo che gran parte dell’opinione pubblica mondiale non solo non sa della colonizzazione, ma neppure dell’occupazione militare. Non sa che Gerusalemme è stata unilateralmente annessa da Israele. Non sa che il Muro è costruito dentro i territori palestinesi e insieme alle colonie confisca terre e risorse (penso prima di tutto all’acqua) e imprigiona i palestinesi in un reticolo di zone a loro inaccessibili, confinandoli di fatto in dei bantustan (come per i neri del Sud Africa razzista). E creando un vero e proprio sistema di apartheid. Apartheid, e tu l’hai vista Rocco. Non sa che questo non è un conflitto tra due stati che vogliono annientarsi l’un l’altro, ma tra un popolo che lotta per l’autodeterminazione nazionale e una potenza occupante (avresti messo sullo stesso piano la lotta dei partigiani italiani contro gli occupanti nazi-fascisti? Avresti chiamato “diritto alla difesa della Germania” le rappresaglie naziste e “terroristi” i partigiani?). Così non è solo per me, così è anche per il diritto internazionale (non ha senso qui elencare le risoluzioni ONU, il diritto internazionale umanitario ecc.) e per molte personalità di rilevanza morale ed intellettuale israeliane, palestinesi e mondiali. Io parto da qui. Qui nasce principalmente la “spirale di violenza”.

Non posso quindi mettere sullo stesso piano storico e morale le azioni dei palestinesi e quelle degli israeliani: “ogni attore di quel dramma” non “è allo stesso tempo assassino e combattente”. I palestinesi hanno subito le scelte sciagurate prima della comunità internazionale, poi della leadership politica e militare israeliana che ha deciso di non voler restituire i territori occupati nel 1967 e impedire quindi la formazione di uno Stato palestinese. L’occupazione non è un incidente storico dal quale Israele non può più liberarsi, ma è una precisa scelta politica di lungo periodo, ed essendo stato qui tu lo sai bene Rocco. Lo stesso per l’attacco di Gaza: l’obiettivo non è la difesa di Israele, ma la rimozione di un governo inviso tramite l’embargo e l’aggressione militare. Obiettivi politici, perseguiti anche grazie ad un apparato propagandistico senza precedenti.


Non puoi dirmi che i soldati israeliani “difendono il loro popolo” così come gli altri: è qui il punto. Innanzitutto i combattenti di Hamas non possono essere minimamente paragonati, dal punto di vista militare, ad uno degli eserciti più potenti al mondo. In secondo luogo non si può pretendere che un popolo sotto occupazione e sotto assedio non risponda come può (siano sassi, siano razzi, siano preghiere, siano libri) e come ha il diritto di fare. Non si può dire che Israele ha posto termine all’occupazione di Gaza, quando poi ne controlla spazio aereo, marittimo, terrestre e impone un embargo. Non si può dire che Hamas ha interrotto il cessate il fuoco quando nei sei mesi di tregua Israele ha mantenuto l’embargo (più di 260 persone sono morte per la mancanza di adeguate cure sanitarie) ed ha continuato le incursioni a Gaza, uccidendo decine di palestinesi (nessun israeliano è morto nonostante i lanci di razzi, guarda caso avvenuti in risposta a incursioni israeliane). E più che chiamare “combattenti per la libertà” gli uomini di Hamas (lungi da me il sostenere un partito di ispirazione islamica, per quanto democraticamente eletto), sento di dover urlare all’infinito che sono criminali di guerra e contro l’umanità i vertici militari e politici israeliani perché stanno violando il diritto internazionale umanitario; stanno violando le risoluzioni dell’ONU sulla fine dell’occupazione militare dei territori palestinesi; stanno violando il diritto internazionale umanitario che impone azioni e controazioni proporzionali e vieta di colpire aree dove sono presenti civili, che vieta armi come i proiettili al fosforo bianco;stanno offendendo il buon senso umano quando bombardano scuole, ospedali, mercati, moschee, case e ci raccontano che sono operazioni “di difesa”, di “risposta” mirate a colpire i “terroristi”. Offendono la mia idea di giustizia ed io devo rispondere alla mia coscienza innanzitutto. Qui mi trovo a vedere AlJazeera e ti assicuro che mezz’ora di corpi dilaniati, specialmente quando sono bambini, farebbe venire il voltastomaco e la rabbia a chiunque.

Penso che il mio contributo alla cessazione definitiva delle violenze consista nel fare il possibile affinché abbia fine l’occupazione e la colonizzazione israeliana della Palestina. Così ci chiedono di fare molti israeliani e palestinesi con cui lavoro. Qualsiasi altra via, anche se in apparenza la più “misurata”, la più “cauta”, penso in realtà non farebbe altro che allungare l’agonia di entrambi i popoli.

La violenza in Italia è finita il 25 aprile, con la Liberazione. La violenza in Palestina (e forse in gran parte del Medio Oriente) cesserà con la fine dell’occupazione israeliana dei Territori palestinesi.

Questa è la lucidità e l’onesta che sento il dovere di portare avanti.

RIFLESSIONI CRITICHE SULLA GUERRA A GAZA. Due amici, due punti di vista, un bel dibattito.ultima modifica: 2009-01-08T14:07:37+00:00da handala83
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2 pensieri su “RIFLESSIONI CRITICHE SULLA GUERRA A GAZA. Due amici, due punti di vista, un bel dibattito.

  1. forse serve parlarne proprio per combatterla o no? non parlarne a me sembra una buona scappatoia per potersi coltivare il giardino di casa senza farsi troppi problemi di coscienza su cosa succede fuori…perché poi magari scopriamo che abbiamo delle responsabilità dirette (il nostro benessere) e indirette (dovere di solidarietà verso gli altri esseri umani) e non dormiamo più sonni tranquilli. finché l’uomo continuerà a fare cazzate è nostro dovere non rimanere zitti e denunciarle, altrimenti siamo complici. ognuno faccia secondo coscienza, libero di fregarsene, ma quel giorno in cui gli sfigati del mondo verranno nelle nostre città, nelle nostre case per saldare il conto, allora avranno ragione, allora io sarò con loro.

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